AL era tutto il giorno che sembrava non trovare pace. La notte precedente aveva avuto ancora la stessa visione e questa volta la nitidezza dei dettagli con cui si era presentata aveva risvegliato in lui il suo spirito d’avventuriero. Ci sono posti che forse dovrebbero rimanere confinati solo al nostro immaginario, perché quando accedi al mondo del fantastico e provi a portarlo nel mondo reale non sai mai chi o cosa puoi risvegliare. AL aveva deciso di farsi trasportare ancora una volta dai suoi impulsi; nonostante gli anni non gli permettessero la stessa agilità di un tempo, non voleva lasciarsi sfuggire un’ultima avventura.
La città dei morti era davanti a lui. Il suo cavallo, dopo una lunga galoppata, era ormai allo stremo delle forze, per cui non aveva potuto far altro che sciogliere le briglie e lasciarlo libero; in cuor suo sapeva che quella era stata la sua ultima cavalcata. Una volta varcata la soglia della città, ciò che si trovava dietro sembrava diventare evanescente e la sensazione di distacco divenne concreta. Da ragazzo aveva provato più volte a farsi coraggio, ma alla fine aveva sempre desistito dall’attraversare quella soglia. Ora, come echi nella storia, gli sembrava di poter vedere quello che un tempo era una città piena di vita, e aveva l’impressione che in mezzo alle ombre ci fosse qualcuno che lo osservasse.
La sua visione si focalizzava su una torre che di notte scintillava al chiarore della luna, ma il sole, anche se in fase discendente, non permetteva ancora alla luce lunare di illuminarla. Girovagò per la città e sentì il suo cuore accelerare, come se fosse in attesa di qualcosa che ancora non riusciva a identificare. La sera giunse presto e piano piano, al centro della città, la sagoma della torre della sua visione prese forma, con la luna che splendeva alta nel cielo. Si diresse verso di essa e tutto appariva esattamente come nella visione. Gli intarsi, i volti, i colori erano tutti lì ad attenderlo. Sperava che anche la porta segreta fosse lì ad attenderlo, perché la sua visione si fermava proprio lì, sulla soglia.
La visione che aveva contemplato più volte conteneva parole nel vento, quasi sussurri, e lui si era sempre chiesto che significato avessero. Quando fu davanti alla porta, nella sua mente si realizzò il pensiero corretto: le parole possono nascondere poteri immensi se si sa dove pronunciarle. Più di una volta nella sua vita gli era successo, e questa sarebbe stata l’ultima. Si concentrò e, dopo un profondo respiro, la sua bocca le emise come fosse naturale che lui le conoscesse da sempre.
La porta, che fino a quel momento aveva mostrato solo i propri lineamenti e sembrava priva di fessure e maniglie, prese ad aprirsi. La visione era destabilizzante: le ante parevano dissolte e davanti a lui c’era un riflesso sbiadito di come appariva da giovane, che lo invitava a entrare. Il tempo per le riflessioni era finito. Sapeva che nessuno aveva fatto ritorno dalla città dei morti, di sicuro non dall’ingresso principale che anche lui aveva oltrepassato. Nel suo cuore la certezza che quella sarebbe stata l’ultima avventura era diventata assoluta; non sapeva come sarebbe andata, ma di AL — almeno di quel AL — non si sarebbe avuto più traccia.
Attraversò.
